Il coraggio del cinghialino, una sana favola animalista

Conoscevo già Marco Vichi, lo confesso. Soprattutto per la serie del commissario Bordelli.
Confesso anche che non avrei mai sospettato di trovarmelo davanti come scrittore per l’infanzia. E pure bravo, anche nella nuova veste.
La collana Le Gabbianelle è debitrice del nome alla famosa storia scritta da Sepúlveda (quella della gabbianella e del gatto… esatto!), e si distingue per i temi animalisti e il format dedicato ai più piccoli.
Ebbene, anche con gli occhi dell’adulto vi assicuro che si fanno ottime letture.
Il cinghialino è in realtà un cane. Abbandonato in un bosco (perché unico di una cucciolata a non esser riuscito a trovare un padrone che lo potesse accudire), il piccolo cane bianco e nero viene accolto da un branco di cinghiali e amato dai suoi nuovi amici fino a credere sul serio d’esser uno di loro.
Un giorno, però, comincia la stagione della caccia. I cani, da sempre, aiutano i cacciatori a stanare i cinghiali. I nuovi amici del cagnolino, per questo, nutrono sospetti e paure nei suoi confronti. Il cane, per giunta, viene acciuffato da un signore che lo porta con sé a casa ed è intenzionato a farne un segugio per la caccia ai cinghiali. Il nuovo padrone gli dà nome Dago, e ne fa un ottimo cane da caccia.
Ma i sentimenti non possono essere cancellati dall’allenamento per cui Dago, inteso che a essere in pericolo sono proprio i suoi “salvatori”, fa di tutto per metterli sul chi va là e salvar loro la pelle. Come fare? Ecco venirgli incontro la provvidenza, mai assente in ogni favola che si rispetti.

La provvidenza ha il volto di tre amici che rispondono alla figura di un gatto, di un gufo e di un rospo e sono davvero speciali. Dago impara che li può chiamare in ogni momento dicendo: «Brigante, Brigante, sei vicino o sei distante?», oppure: «Fagotto, Fagotto, quattro e quattro fanno otto?» oppure ancora: «Zaccaria, Zaccaria, sei tu il più bello che ci sia?». Così facendo, nulla sarà impossibile.
Dago riesce così ogni volta a portare in salvo il branco di cinghiali a rischio della sua stessa pelliccia. E senza farsi scoprire dai cacciatori, anzi guadagnando anche da loro il rispetto.
Il coraggio del cinghialino (Ugo Guanda Editore) è una favola sulla diversità e sulla coesistenza, forse più probabili tra gli animali che agiscono in base all’istinto che tra gli uomini, che pure dovrebbero essere più capaci di realizzare la pacifica convivenza. Una favola a lieto fine, un insegnamento non nuovo ma sempre valido, che cattura l’attenzione con una trama semplice e genuina, che entra nella mente e riscalda il cuore e gli intenti.
Splendide anche le illustrazioni di Giancarlo Caligaris, una serie di calde immagini accattivanti, tra cui quella in onore dell’amicizia tra Dago e Quinto, il cinghiale che più di tutti gli si legò.
Che dire, oltre? Un libro da leggere, da regalare ai bimbi per aprire loro gli occhi, per farli incamminare lungo la strada della curiosità, della tolleranza e dell’amicizia, e far loro capire che essere uomini in fondo potrebbe essere una cosa splendida. Basterebbe imparare a comportarsi bene.
Con tutti.